27 ottobre 2012 - Spazio Meme





Il progetto A Silent Dialogue sarà ospitato dallo Spazio Meme a Carpi dal 27 ottobre al 9 dicembre 2012.
Sabato io e Amalia dipingeremo sulle pareti del Meme per concludere insieme la nostra conversazione.
Vi aspettiamo!

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Meta-dialoghi:
In un' epoca di velocissimi scambi sincronici e di rumorose conversazioni simultanee Amalia Mora e Daniela Tieni hanno preso una strada diversa, inscenando un dialogo lento e silenzioso.

Un esperimento che ha avuto inizio il 4 maggio del 2012 con l'apertura di un blog dove le due artiste conversano solamente attraverso i loro disegni; nessun titolo, nessuna descrizione, nessun commento, ma solo una data a introdurre ogni segmento di questo dialogo visivo. Un botta e risposta afono e asincronico, dove tra la pubblicazione di un disegno e l'altro possono passare pochi giorni o intere settimane.
Piuttosto che di un'opera realizzata a quattro mani si potrebbe parlare di un progetto a due menti, uno scambio di stimoli mentali e visivi, un fluido incrocio di stili grafici.
E' un dialogo muto dagli spunti narrativi fiabeschi con più di un richiamo ad atmosfere alla Alice in Wonderland, un carteggio onirico in cui le due artiste condividono sogni e visioni, completandosi a vicenda.
Come in una conversazione in cui a lungo andare le voci si sovrappongono lo stesso vale per lo stile dei disegni; se all'inizio le voci grafiche delle due artiste sono ben distinte e riconoscibili - più preciso e descrittivo il tratto di Amalia Mora, più evocativo e astratto quello di Daniela Tieni - in seguito diventano più affini e indistinte, accomunate dalla scelta di immagini sempre più bizzarre e sognanti e l'iniziale linearità e chiarezza del dialogo diventa un flusso mentale unico e amalgamato, un processo di scrittura “automatica”- o per meglio dire, di disegno automatico - che procede su un binario doppio, ma parallelo verso un' infinito e indistinto punto di congiunzione.
Ci sono due livelli di lettura, o meglio di ascolto, in questo dialogo senza voci: il primo è quello di un esercizio di stile, in cui gli espedienti retorici sono i richiami al fumetto, all'illustrazione per l'infanzia ma anche alla pittura surrealista e metafisica; il secondo è quello di una conversazione tra due sensibilità creative decise a svelare allo spettatore/uditore le loro fantasie grafiche più intime e meno vincolate alle normali esigenze narrative che fanno parte del lavoro di un illustratore.

Filippo Bergonzini


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