"Perché io so sempre esattamente ciò che cerco, ma lo so con la mia sensibilità e non con la testa."



È il rapporto con il corpo che è diverso. I danzatori hanno un rapporto particolare con il corpo. Sanno cosa significa essere stanchi, esausti. Quando sei stanco, capisci meglio cosa significa essere semplice, naturale. 


Pina Bausch, 1967  © Walter Vogel

Così Pina Bausch spiegava in un’intervista  a Leonetta Bentivoglio la differenza tra gli attori e i danzatori. 
Lei non cercava proiezioni, ma l’autenticità che ogni danzatore poteva portare sulla scena, uomini e donne che imparavano a non usare la tecnica per nascondersi. Un lavoro di pazienza, di smantellamento e di fiducia reciproca.
Sono rimasta molto colpita ieri e oggi nel rileggere alcune interviste sul lavoro di Pina Bausch. In fondo, niente di nuovo. Già le conoscevo bene, già le avevo lette e cercate molte volte. Ma forse, quello che sto vivendo questa estate me le ha mostrate con la violenza necessaria per visualizzarne meglio il senso. 
Ho sentito quasi con disperazione che questo modo di procedere per conoscere il mondo che ci circonda e le persone che fanno parte della nostra vita può riguardare anche me, la mia crescita, e gli strumenti che utilizzo per dire e vivere le cose. 


Tanztheater Wuppertal - Nelken © Ulli Weiss

Tanztheater Wuppertal Pina Bausch at Sadler's Wells  Photo: ALASTAIR MUIRhttp://www.telegraph.co.uk/culture/theatre/dance/9272080/The-mighty-Pina-Bausch.html#


Negli spettacoli ognuno è totalmente se stesso: nessuno deve recitare. Durante il lavoro cerco di condurre ciascuno a trovare da sé quel che cerco. Solo allora egli risulta convincente, perché è autentico. Solo in questo modo posso essere certa che ognuno abbia cura di ciò che ha trovato e sia in grado di mostrarlo. Ogni dettaglio è importante, qualsiasi cambiamento, perché ogni spostamento causa un effetto diverso.
[...]

Nel mio lavoro ho sempre cercato qualcosa che ancora non conosco. È una ricerca continua e persino dolorosa, una lotta. Ricercando non c’è nulla su cui ci si possa basare: nessuna tradizione, nessuna routine. Non esiste nulla a cui ci si possa aggrappare. Si sta completamente soli di fronte alla vita e alle esperienze che si fanno e si deve cercare di rendere visibile o almeno intuibile ciò che si sa da sempre.
[...]

Questa è la cosa meravigliosa della danza: il corpo è una realtà senza la quale niente è possibile, ma oltre la quale si deve anche saper andare. Esso ci dà qualcosa di molto concreto, che ci può toccare e sentire e che ci commuove. Gli spettatori fanno sempre parte della rappresentazione quanto ne faccio parte io stessa, anche se non sono presente in scena. Ognuno è invitato a fidarsi dei propri sentimenti. Nei nostri programmi di sala non si trovano mai delle indicazioni rispetto al modo in cui vanno intesi gli spettacoli. Dobbiamo fare le nostre esperienze, come nella vita. Non ci può aiutare nessuno.

(Pina Bausch, Dance, dance otherwise we are lost. Lectio Magistralis in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa in discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, Fac. Lettere e Filosofia, Bologna, 1999)


Pina Bausch  rehearsal in Wuppertal-Barmen, 1/1987  © Bettina Flitner