Per sempre sarò il tuo giardino



LINO

Vidi una donna sulla collina, era molto bella e le dissi: "Buon cadavere, buon cadavere, mi presteresti uno dei tuoi fiori? Per il mio appuntamento vorrei tenerlo fra i capelli, fino a che non farà buio. Prometto che lo restituirò".

Due me ne diede, generosa. Io presi l'ago più sottile che avevo e vi infilai la punta di un mio capello: quei fiori sulle mie palpebre sarebbero stati un magnifico orpello, uno splendido uccello di colore, un saluto al sole sbattendo gli occhi per tutto il tempo.
Ero come un arbusto di primavera, cominciavo a sbocciare.

PASSIFLORA

"Buon cadavere, buon cadavere, non ti svegliare, prendo questi fiori, non ti preoccupare."
Sorrise lievemnete e io con l'ago e la punta di un mio capello appuntai quei boccioli sul mio petto: sarebbero stati una fruttuosa sorpresa, un caro canto per la notte, uno scandalo di bellezza.
Ero una siepe, una meraviglia, continuavo a fiorire.

ELLEBORO NERO

"Buon cadavere, torna il mio amato, mi occorre ancora un fiore. Sii gentile, buon cadavere."
Presi l'ago e vi infilai la punta di un mio capello: quel fiore sulle mie ginocchia sarebbe stato una vittoria d'amore, una corsa lunare, un salto immortale.
Le mie ginocchia sole, lucide, senza graffi, le mie ginocchia che bramavano le api tutte attorno a sé.




Finalmente ero una terra perfetta, una pelle germogliata, una bara profumata e così la chiamai: "Buon cadavere, buon cadavere, vieni, sono la tua donna di fiori, per sempre sarò il tuo giardino".



Testo di Sara Trofa
Illustrazioni di Daniela Tieni
Idea di Daniela Tieni e Sara Trofa 

Pubblicato su Squame/Écailles n.2